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C’era una volta… la maternità: essere donna e madre in epoca romana

Mater Mutua Schifano
4 Marzo 2021

Dopo aver parlato nell’ultimo articolo delle mamme dell’antico egizio oggi torniamo ad indagare la maternità nell’antichità.

Sicuramente l’epoca romana è un ottimo punto di partenza per approfondire l’argomento: all’epoca la società era amministrata da un sistema rigidamente patriarcale, la schiavitù era il motore dell’economia e il ceto sociale era legato alla famiglia nella quale si nasceva.

Ma l’essere donna e soprattutto l’essere mamma come venivano viste?

Partendo dai dati sociali che ci hanno tramandato le fonti sappiamo che l’età media di una donna era all’incirca 40 anni, spesso prima dei 20 anni si aveva la prima gravidanza e la mamma aveva un’alta percentuale di rischio di perdere la vita durante il parto.

Il primo passo per una fanciulla romana era quello di trovare marito e convolare a nozze.

Affresco Nozze Aldobrandini, I secolo a. C, Biblioteca Apostolica Vaticana.

Affresco delle Nozze Aldobrandini, I secolo a. C, Biblioteca Apostolica Vaticana.

Con il passaggio dalla protezione paterna a quello del marito la donna poteva finalmente portare a compimento l’unico ruolo che la società le attribuiva: quello di mettere al mondo figli.

Pensiamo per esempio al termine matrimonio, dal latino matrimonium, la radice è la stessa della parola mater ovvero madre.

É dunque necessario pensare come nell’antica Roma la maternità fosse una vera e propria questione di Stato per procreare generazioni sane e forti di futuri cittadini romani.

Per le donne romane la fertilità era una necessità prioritaria: un uomo si sposava per ottenere dalla moglie dei figli, tanto che la sterilità era considerata un motivo sufficiente per un divorzio.

Sappiamo inoltre che nell’arte funeraria una donna morta di parto avrebbe ricevuto gli stessi onori di un soldato caduto in guerra.

Avendo capito l’importanza, nella cultura romana, del procreare e la sventura di un insuccesso, possiamo immaginare i diversi riti propiziatori alle quali le giovani fanciulle si affidavano pur di avere un figlio, preferibilmente maschio.

Divinità come: Mater Matuta, Giunone, Cerere e Diana avevano il compito di far avvenire il concepimento e proteggere la mamma ed il neonato durante il parto.

Statua Mater Matuta, V secolo a. C, Museo di Chianciano Terme

Sappiamo poi come gli antichi per combattere la scaramanzia professavano il culto di divinità minori, praticamente per ogni cosa.

É cosi che troviamo le divinità protettrici del parto come la Numeries che accelerava il parto, Lucina che portava il bambino alla luce, Vitumnus che faceva iniziare la vita,  Rumina che proteggeva l’allattamento (ruma significa mammella) ed infine Vaticanus (da cui deriva il toponimo di Vaticano sul cui colle romano doveva sorgere un tempietto in suo onore) che aveva il compito di far emettere al neonato il primo vagito.

Esistevano poi le “mani pantee” dei veri e propri amuleti per proteggere la maternità e l’allattamento. Sono stati ritrovati negli scavi a  Pompei ed Ercolano e tra le diverse immagini propiziatorie rappresentate, riproducevano anche l’immagine di una mamma che allattava il proprio bambino.

A Roma conservati al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia abbiamo invece degli ex-voto per propiziare la fertilità.

Qui nelle vetrine troviamo delle terrecotte con una forma difficilmente comprensibile ad un primo sguardo. Non c’è da stupirsi in effetti non tutti i giorni si vedono degli uteri!!! Questi reperti sono stati rinvenuti in diverse fosse votive vicino ai templi, per esempio al santuario Fontanile di Vulci (VT), dove le donne si recavano per pregare la divinità in caso di sterilità o per ringraziarla di una gravidanza andata a buon fine.

Gli uteri votivi li possiamo vedere in diverse fogge alcuni sono ricurvi e bombati, altri invece sono quasi piatti come dei medaglioni, ma in ogni caso ciò che li caratterizza sono delle linee parallele che ricreano un effetto naturalistico dell’organo femminile.

Abbiamo dunque visto quanto il matrimonio e la conseguente maternità fosse, in ambito romano,  il focus auspicabile per ogni donna.

Diventando mamma il ruolo sociale della donna cambiava, rivestendo un compito fondamentale quello dell’educazione dei figli.

La materfamilias doveva allevare la prole con amore, dedizione e fermezza diventando un vero e proprio strumento politico di propaganda.

Crescere un bambino che sarebbe divenuto un ottimo cittadino, non era cosa da poco, per questo la mamma non era lasciata sola ma aveva diverse figure femminili in casa da cui essere appoggiata ed aiutata.

Siete curiosi di saperne di più? Il prossimo articolo sulla maternità nell’antica Roma parlerà proprio di questo: stay tuned!

 

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