fbpx

Auguri, Roma!

21 Aprile 2021

La leggenda, tramandataci dalle rielaborazioni degli autori di epoca augustea, ci racconta che la città di Roma sarebbe stata fondata da Romolo proprio il 21 aprile del 753 a. C.

La nascita di Roma

Il mito narra che i gemelli Romolo e Remo discendenti dell’eroe troiano Enea, figli della vestale Rea Silvia e del dio della guerra Marte, fossero stati messi in salvo da un servo pietoso, che disobbedendo all’ordine di ucciderli ricevuto dal re Amulio, li mise in una cesta affidandoli ai flutti del fiume.

Il pianto dei piccoli attraccati nella palude del Velabro, attirò la mitica lupa, che avendo perso i propri cuccioli allattò i due gemelli. Proprio in quel momento passava nella zona il pastore Faustolo, che vedendo la scena, decise di portare a casa i neonati per crescerli insieme alla moglie Acca Larentia.

Il resto della storia lo conosciamo tutti, dopo l’uccisione dello zio, i fratelli decisero di tornare sul luogo del loro ritrovamento per creare una nuova città, che verrà fondata dopo la celebre uccisione di Remo da parte di Romolo.

Roma e la maternità

Ora però andiamo a capire il forte legame che questo celebre mito ha con la maternità.

Iniziamo dalla figura della lupa, un povero animale che avendo perso i propri cuccioli, vagava con le mammelle gonfie di latte ai piedi del Palatino.

Ai suoi occhi i gemelli saranno sembrati una salvezza, finalmente avrebbe svuotato le mammelle doloranti.

Ma la lupa in questione siamo sicuri fosse un animale? Sappiamo che in latino il termine lupa significa prostituta (da cui deriva appunto lupanare) è dunque ipotizzabile pensare che i gemelli fossero stati nutriti da una donna e successivamente affidati a Faustolo.

Se invece propendessimo per la versione leggendaria, non dobbiamo dimenticare che il lupo, oltre ad essere l’animale sacro a Marte, padre naturale dei gemelli, era anche simbolo di giustizia poiché il suo prendersi cura della prole altrui, con il tempo divenne metafora della giustizia che protegge i deboli contro i potenti.

La madre di Roma

Analizziamo ora Acca Larentia, madre adottiva dei fondatori di Roma. Intorno a questa figura esistono diverse versioni del mito: la più celebre la vuole sposa di Faustolo senza figli, ma c’è chi sostiene che fosse già divenuta madre dodici volte.

C’è chi fa risalire la sua figura al mondo etrusco, narrando di una donna dai facili costumi che dopo aver ricevuto una cospicua eredità dal defunto marito, la donò al popolo romano che per ringraziala istituì  il 23 dicembre i Larentalia festività in suo onore.

Nessun dubbio sorge in merito alla radice del nome, in quanto Akka in  sancrito significa madre. Ciò vuol dire che il nome di Acca Larentia può essere tradotto come madre dei lari di Roma. I lari per gli antichi erano delle figure fondamentali in quanto incarnavano gli spiriti degli antenati che tramandati da padre in figlio dovevano proteggere le famiglie e le loro case.

Il nome della città di Roma

Infine analizziamo il nome stesso della Città Eterna: Roma. La versione canonica fa coincidere il nome con quello del suo fondatore Romolo, ma sappiamo che in latino arcaico il termine Ruma indicava la mammella animale.

Da questa radice deriva il nome della dea Rumina, divinità minore invocata dalle donne che allattavano, il cui tempio sorgeva proprio alle pendici del Palatino dove, secondo la leggenda, la lupa avrebbe nutrito i gemelli.

Notiamo inoltre, come la pianta di fico che sorgeva in quel luogo, fosse chiamato appunto ruminale quasi a sottolinearne la peculiarità. Possiamo perciò provare a capovolgere il punto di vista supponendo che sia stato l’antico termine Ruma a contaminare il nome di Romolo e di Roma e non viceversa.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This site is protected by reCAPTCHA and the Google Privacy Policy and Terms of Service apply.